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Cuneo

Immaginate una piazza solo che, invece di essere tonda, piccola e con una fontana nel mezzo, è rettangolare, enorme, giusto un po' smussata ai lati estremi ma sopratutto molto lunga.  Questa è la primissima immagine che abbiamo di Cuneo. Da Piazza Galimberti a via Roma.

La percorriamo tutta, fino in fondo e lungo la strada ci godiamo le tipiche vie a volta che racchiudono la vita stessa del posto con i loro negozietti e le loro invitanti leccornie. E' ben percepibile l'attenzione dedicata alla fruibilità turistica propria di una recente opera di restauro, che ci fornisce passo passo aneddoti e curiosità sulle facciate delle abitazioni prospicienti. 


Come primissima cosa visitiamo la cattedrale di Santa Maria del Bosco, duomo di Cuneo e sede vescovile della omonima diocesi.
Proseguendo lungo la via non manco di notare alcuni cartelli di avviso che invitano la popolazione a non sostare sotto le volte in caso di neve. Banale ma non scontato, specialmente per una povera toscanaccia che la neve l'ha vista giusto un paio di volte nella vita! Ci infiliamo di soppiatto in un vicolo, superando le persone che passeggiano tutto intorno e arriviamo  alla chiesa di San Sebastiano. La strada che ci porta verso il luogo di culto è addobbata a festa, reduce da una recente rievocazione storica.




Riprendiamo la via principale e ci immettiamo dalla parte opposta dove ci aspettano altri gioiellini.
Primo fra tutti il meraviglioso complesso monumentale di San Francesco, vicino al vecchio mercato: è la più alta testimonianza di architettura medioevale di Cuneo e considerato (per questo) monumento nazionale.





Purtroppo la giornata non è delle più fortunate ed entrare per godere dei sui tesori sembra essere impossibile. Più avanti veniamo però accolti da una struttura diversa, più colorata: la chiesa di Santa Croce.



Terminiamo la nostra passeggiata ripercorrendo le volte commerciali e assaporando ancora per qualche minuto l'atmosfera fresca e rilassata della città che ci siamo trovati davanti per poi riprendere la macchina e ripartire verso la parte montuosa di questa poco conosciuta Provincia.

Il comune di Casola


Partiamo da un presupposto: la mia memoria fa schifo. Quando mia mamma mi dice il contrario, ricordandomi di volte assurde in cui ho ricordato cose ancora più assurde, è solo perché la mia memoria è di tipo sensoriale/visiva. In pratica non ricordo una mazza di date e eventi e non associo i nomi ai posti ma ricordo tramite "visioni". Tipo: "ti ricordi quel posto dove abbiamo visto quell'asinello simpatico?" o ancora " ti ricordi di quel posto dove ho accarezzato quel cane sciolto?" e via dicendo. Insomma la mia memoria, poverina, ha bisogno di essere aiutata.
Purtroppo non è neanche facile stare dietro D. (il mio ragazzo) quando organizza viaggi, specie (e accade praticamente sempre) se nell'arco della giornata si mette in testa di visitare non meno di 5 paesi.
Questa settimana, ad esempio, abbiamo fatto una gitarella per il comune di Casola, nella Lunigiana. Come prima cosa ci fermiamo a visitare la pieve di Cornelio e Cipriano a Codiponte. Di chiese ne abbiamo viste veramente a bizzeffe e se ripenso a quelle che mi piacciono di più lo stile romanico non è molto nelle mie corde. Devo dire, però, che nonostante le premesse di stile ne valeva decisamente la pena! Sopratutto per il bel soffitto di legno decorato. Adoro i soffitti di legno decorato. Dovrebbero metterli dappertutto.

Il Parco Naturale della Maremma

Io e il trekking siamo un po' come Tom e Jerry. Ci vogliamo bene eh, ma non possiamo fare a meno di farci del male a vicenda. Quando ogni, santissimo, mese ricevo il volumetto di Trekkingitalia nella posta non posso fare a meno di ricordare la pessima impressione- Trekkingitalia non me ne voglia- che mi ha fatto questa esperienza.  Eppure continuo a camminare, come se le gambe fossero l'unico mezzo di trasporto che ho, attrezzata solo di forza d'animo, spesso troppa poca pazienza e di uno zaino pesante e quasi mai d'aiuto. L'ultima impresa è stata quella del Parco Naturale della Maremma, impresa che-a dire il vero- ormai risale a diverso tempo fa. Partita come una escursione faunistica e finita come un trekking nel verde.